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08 Maggio 2024 Meno di un minuto di lettura

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Seconde case: mare, borghi e località emergenti del 2026

Seconde case: mare, borghi e località emergenti del 2026

Seconde case: mare, borghi e località emergenti del 2026

Il primo semestre del 2026 conferma che la seconda casa non è più solo “la casa delle vacanze”, ma un bene ibrido: uso personale, investimento, rendita da locazione breve e, in molti casi, base abitativa flessibile per chi lavora anche da remoto. Sul mercato nazionale, il quadro generale resta tonico: nel primo trimestre 2026 i prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie sono saliti del 5,2% su base annua e le compravendite residenziali sono aumentate del 4,4%; nel secondo trimestre, secondo l’indice di Idealista sulle case usate, il prezzo medio nazionale ha raggiunto 1.903 euro/m², in crescita del 4,1% in un anno. 

Nel segmento delle seconde case turistiche, il mare continua a trainare: nelle 134 località costiere monitorate i valori medi sono cresciuti del 5,6% nel primo semestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, dopo un +15,5% accumulato negli ultimi cinque anni. Ma il dato più interessante è lo spostamento della domanda: oltre alle destinazioni premium, crescono borghi, cittadine secondarie e aree “meno sature”, ricercate sia dagli italiani sia dagli stranieri per prezzi più accessibili, autenticità e maggiore qualità della vita. 

A sostenere questa evoluzione c’è anche la tenuta dello smart working: secondo Istat, nel 2023 poco meno di 3,4 milioni di occupati, pari al 13,8% del totale, hanno sperimentato una qualche forma di lavoro da remoto, un fenomeno ormai strutturale che spinge parte della domanda verso immobili con spazi esterni, buone connessioni e servizi di prossimità. Non a caso, nel 2026 gli acquirenti dichiarano di premiare soprattutto efficienza energetica, classe dell’edificio, metratura e disponibilità di spazi aperti. 

Il semestre che ridefinisce la seconda casa

Nel 2026 la seconda casa in Italia sta cambiando pelle. Se fino a pochi anni fa il mercato era dominato quasi esclusivamente dall’acquisto emotivo — la casa al mare per l’estate, il piccolo appartamento in montagna per l’inverno — oggi il profilo dell’acquirente è più razionale. Cerca sì tempo libero e benessere, ma anche flessibilità d’uso, possibilità di mettere a reddito l’immobile e capacità di difendere il valore del capitale nel medio periodo. È questo il contesto in cui si legge il primo semestre dell’anno: il mercato non è fermo, e non sta semplicemente “tenendo”; sta ancora crescendo, anche se con intensità diverse a seconda dei territori e della qualità del prodotto offerto. 

Il mare resta il grande protagonista

Le località costiere continuano a essere il motore simbolico e commerciale del mercato delle seconde case. Su 134 località costiere i prezzi medi sono cresciuti del 5,6% nel primo semestre 2026 rispetto al primo semestre 2025, mentre l’incremento cumulato degli ultimi cinque anni è pari al 15,5%. È il segno che il desiderio di casa al mare non si è esaurito con il post-pandemia: si è strutturato. 

La mappa dei rialzi, però, è meno scontata di quanto sembri. Tra le regioni costiere con la crescita più forte nel quinquennio 2022-2026 spiccano Campania (+22%), Toscana (+18,2%), Liguria (+18,1%) e Marche (+18,1%). Nel dettaglio comunale emergono località molto diverse tra loro: Arma di Taggia, Lido degli Estensi e Follonica segnano tutte +27%, seguite da Ravello (+26,9%), Capri (+26,4%), Santa Margherita Ligure (+26%) e Rapallo (+25%). Questo significa che il mercato non premia soltanto le mete iconiche del lusso, ma anche piazze capaci di offrire un equilibrio convincente tra accessibilità, servizi, affitto turistico e potenziale di rivalutazione. 

Borghi e località emergenti stanno smettendo di essere una nicchia

Il dato più nuovo del 2026 riguarda però i borghi e la cosiddetta “Italia secondaria”. Si segnala che tra gli acquirenti internazionali cresce l’interesse per villages and secondary locations, cioè borghi, province e comuni non appartenenti ai circuiti più esposti del turismo di massa. Pur registrando nel 2025 una flessione complessiva delle enquiries estere del 5,89% rispetto al 2024, il portale evidenzia un incremento del 65,19% sull’orizzonte di cinque anni: non una ritirata, ma una ricomposizione della domanda. 

Il cambio di geografia è chiaro. Tra le regioni che crescono di più nella domanda internazionale figurano Trentino-Alto Adige (+44,29%), Friuli-Venezia Giulia (+27,52%), Piemonte (+11,27%), Basilicata (+10,25%) e Veneto (+5,8%). A livello comunale, accanto a nomi consolidati come Ostuni, entrano nel radar località come Scalea, Noto, Caltagirone, Santa Maria del Cedro, Nizza Monferrato, Longobardi, Chiusa Sclafani, Semproniano, Urbe e Petacciato. Il filo conduttore è sempre lo stesso: autenticità, paesaggio, accessibilità economica relativa e margine di rivalutazione. 

Qui si inserisce anche il tema dell’accessibilità dei prezzi. Nei piccoli comuni italiani esistono ancora valori molto bassi: secondo Idealista, a luglio 2026 Mosso, in Piemonte, si ferma a 331 euro/m²; Mussomeli, in Sicilia, a 363 euro/m²; Grammichele a 382 euro/m². Parallelamente, la mappa delle case a 1 euro continua ad allargarsi e coinvolge nel 2026 borghi in Sicilia, Basilicata, Calabria, Molise, Liguria e Toscana. Non si tratta di un mercato per tutti — richiede lavori, tempi e capacità progettuale — ma è un indicatore forte: il borgo non è più solo un racconto mediatico, è diventato un segmento immobiliare vero, con una domanda specifica. 

Chi compra e cosa cerca davvero

Nel mercato turistico le seconde case valgono mediamente circa il 30% del totale delle transazioni residenziali e, nelle località turistiche, il 18,22% delle seconde case acquistate è destinato a investimento. La quota prevalente resta dunque legata all’uso personale o familiare. È un punto importante: la seconda casa 2026 è sì un bene reddituale, ma non è stata ancora “finanziarizzata” in modo totale. 

Sul piano delle preferenze, il 2026 è molto netto: efficienza energetica, classe dell’edificio, spazi esterni e metratura sono fra i principali fattori decisionali. Idealista rileva inoltre che il trilocale resta il formato dominante, mentre l’attenzione per gli spazi comuni si concentra soprattutto sulle aree verdi. In parallelo, la stabilizzazione dello smart working aiuta a spiegare perché tanti acquirenti guardino oltre la sola prossimità alla spiaggia: cercano anche fibra, vivibilità, servizi sanitari, collegamenti e qualità urbana diffusa. 

Locazioni brevi, fiscalità e secondo semestre

Le locazioni brevi continuano a essere un pilastro del calcolo economico sulla seconda casa. Il quadro fiscale richiede oggi più attenzione. Per le locazioni brevi, l’Agenzia delle Entrate ricorda che l’aliquota ordinaria applicabile è il 26%, ridotta al 21% per i redditi derivanti dai contratti relativi a una sola unità immobiliare per ciascun periodo d’imposta. Sul piano amministrativo, il CIN è ormai parte integrante dell’ecosistema: il Ministero del Turismo lo descrive come strumento centrale per identificare in modo univoco strutture e immobili destinati a locazione breve o turistica e stabilisce che vada esposto e riportato in ogni annuncio; a giugno 2026 la BDSR censisce 726.970 strutture, di cui l’89% in possesso di CIN. 

Per i proprietari di seconde case, poi, restano i costi locali. L’IMU per gli immobili diversi dall’abitazione principale ha aliquota base dello 0,86%, con facoltà comunale di aumento fino all’1,06% o riduzione fino all’azzeramento; nei Comuni turistici, inoltre, l’imposta di soggiorno continua a gravare sui pernottamenti, sino a 5 euro per notte secondo la disciplina statale. In compenso, sul lato lavori, nel 2026 le agevolazioni edilizie sono più favorevoli per la prima casa ma non scompaiono per le seconde: per ristrutturazioni ed efficientamento energetico, si conferma il 36%, elevato al 50% solo in caso di abitazione principale. 

Guardando al secondo semestre, il quadro resta positivo ma meno lineare. Si stimano per il 2026 circa 783 mila compravendite residenziali e un aumento medio dei prezzi dello 0,9%, inoltre si rilevano nel primo trimestre un rafforzamento delle indicazioni di rialzo dei prezzi ma, allo stesso tempo, attese di peggioramento delle condizioni di mercato sugli orizzonti successivi. Tradotto: niente brusca inversione, ma un mercato più selettivo. Continueranno a performare meglio le località con buona accessibilità, servizi, offerta qualitativa e potenziale di utilizzo misto; sarà più difficile, invece, per le seconde case in aree poco servite o con prodotto edilizio energivoro e datato. 

Se stai cercando la seconda casa ideale o desideri valorizzare quella che possiedi, il team di Sceglicasa è a tua disposizione per accompagnarti in ogni fase del percorso.

Tempo di lettura: 4 min
Mercato immobiliare 2026: cosa ci dice il primo semestre

Mercato immobiliare 2026: cosa ci dice il primo semestre

Il primo semestre 2026 consegna un mercato immobiliare italiano ancora in crescita, ma molto meno lineare di quanto suggerisca il semplice dato “prezzi in aumento”. Il quadro più solido, sul piano ufficiale, arriva dall’ISTAT e dall’Agenzia delle Entrate: nel primo trimestre 2026 i prezzi delle abitazioni sono saliti del 5,2% su base annua e le compravendite residenziali del 4,4%, con quasi 180 mila abitazioni scambiate. Il mercato, quindi, non è fermo: è selettivo, più segmentato per città, qualità dell’immobile ed efficienza energetica, e sempre più dipendente dal credito. 

Sul fronte del credito, la buona notizia è che il mercato dei mutui resta vivo; quella meno buona è che il vantaggio del 2025 si è parzialmente ridotto. Il TAEG medio dei nuovi mutui per acquisto casa è passato dal 4,04% di maggio 2024 al 3,58% di maggio 2025, per poi risalire al 3,96% di maggio 2026 dopo il nuovo irrigidimento monetario di giugno. Intanto i prestiti alle famiglie continuano a crescere su base annua e la quota di acquisti assistiti da mutuo è risalita verso il 47,8% del totale, mentre il Fondo Prima Casa resta una leva importante per giovani e nuclei prioritari fino al 2027. 

La fotografia finale è questa: il 2026 non è un anno di boom generalizzato, ma di tenuta con polarizzazione. Le città “prime” restano forti, ma Milano mostra i primi segnali di raffreddamento sui prezzi di offerta; Roma, Torino e diversi mercati secondari accelerano; l’offerta resta insufficiente; l’immobile da riqualificare è più esposto a sconti, tempi lunghi e negoziazioni più dure. È un mercato favorevole a chi sa leggere bene localizzazione, qualità e sostenibilità. 

Cosa dicono i dati italiani disponibili

Per avere una base comparabile fra 2024, 2025 e 2026 conviene partire da quattro numeri omogenei: prezzi ufficiali ISTAT, compravendite residenziali del primo trimestre, costo medio dei nuovi mutui casa a maggio e dinamica del credito alle famiglie. In questa lettura, il ciclo appare chiaro: il 2024 è stato l’anno della ripartenza ancora fragile, il 2025 quello del recupero, il 2026 quello della conferma — ma con maggiori tensioni su credito, stock e qualità dell’offerta. 

Indicatore Italia

2024

2025

2026

Prezzi abitazioni ISTAT, variazione annua Q1

1,7%

4,4%

5,2%

Compravendite residenziali Q1

quasi 155 mila

oltre 172 mila

quasi 180 mila

TAEG nuovi mutui acquisto casa, maggio

4,04%

3,58%

3,96%

Prestiti alle famiglie, variazione annua a maggio

-1,1%

+1,5%

+2,6%

Il confronto storico mostra bene il cambio di passo. Nel Q1 2024 il mercato residenziale era ancora in contrazione nei volumi, con circa 155 mila abitazioni scambiate e prezzi ufficiali in crescita contenuta (+1,7%). Nel Q1 2025 gli scambi superano 172 mila unità e la crescita dei prezzi sale al 4,4%. Nel Q1 2026 si arriva a quasi 180 mila compravendite e a un +5,2%dell’IPAB, segnale che la domanda ha continuato a reggere nonostante il costo del denaro non sia più così favorevole come un anno fa. 

Il grafico usa l’Indice dei Prezzi delle Abitazioni acquistate dalle famiglie diffuso da ISTAT, quindi misura i prezzi effettivi del mercato e non quelli di offerta. È la serie ufficiale più affidabile per leggere il trend nazionale nel tempo. 

Prezzi e geografie del primo semestre

Nel II trimestre 2026 il prezzo medio delle abitazioni usate in Italia rilevato da idealista è salito a 1.903 euro/m², pari a +0,6% sul trimestre precedente e +4,1% su base annua. Un anno prima, a maggio 2025, il valore medio era 1.824 euro/m², con un andamento ancora più debole e una variazione annua negativa dello 0,8%. La distanza tra queste due letture dice molto: il 2025 segnava ancora una fase di rallentamento delle richieste, mentre il 2026 mostra prezzi di offerta più reattivi alla scarsità di stock. 

Il messaggio geografico è netto. Le regioni più care restano Trentino-Alto Adige, Liguria, Toscana, Lombardia e Lazio; ma la variazione più dinamica del trimestre si sposta su Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Lombardia. In altre parole: la crescita non coincide sempre con i mercati già più costosi. Questa è una delle chiavi del 2026. 

Sul tempo medio di vendita, invece, bisogna essere rigorosi con le definizioni. A gennaio 2026 nelle grandi città servono in media 108 giorni per vendere casa; Milano scende a 88 giorni, Bologna a 91, mentre Genova sale a 133 e Bari a 126. Idealista, usando il proprio indicatore di time on market degli annunci, rileva invece nel Q1 2026 una media nazionale di 169 giorni, con Bologna a 50 e Milano a 61. La forbice non è una contraddizione: misura due fenomeni diversi, cioè il tempo degli annunci online e il tempo delle vendite concluse. 

Mutui, macroeconomia e normativa recente

Il credito resta il principale spartiacque del 2026. La traiettoria dei tassi medi sui nuovi mutui casa lo dimostra bene: 4,04% a maggio 2024, 3,58% a maggio 2025, 3,96% a maggio 2026. In parallelo, i prestiti alle famiglie sono passati da una variazione annua del -1,1% a maggio 2024 al +1,5% a maggio 2025, fino al +2,6% a maggio 2026. Questo significa che il mercato non è stato fermato dal rialzo dei tassi di giugno 2026, ma ne sente già l’effetto sulle decisioni marginali e sulla capacità di scelta di chi compra in fascia media. 

Il sostegno pubblico resta importante, soprattutto per i più giovani. Il Fondo Prima Casa copre mutui fino a 250.000 euro, con garanzia ordinaria del 50%, ed è stato ridefinito dalla Legge di Bilancio 2025 in favore di categorie prioritarie: giovani under 36, giovani coppie, nuclei monogenitoriali con figli minori, assegnatari IACP e famiglie numerose con soglie ISEE dedicate. La possibilità di garanzia elevata per mutui oltre l’80% del prezzo è prorogata fino al 31 dicembre 2027. Inoltre Consap segnala che circa il 20% dei contratti di prima casa è garantito dal Fondo. 

Sul piano fiscale, il 2026 è un anno di transizione ordinata ma meno generosa rispetto alla stagione dei superbonus. L’Agenzia delle Entrate indica che per le spese di ristrutturazione dal 2025 al 2033 l’aliquota ordinaria è ridotta al 30%, ma resta al 50% per gli interventi sulle abitazioni principali nel 2025 e 2026; per la riqualificazione energetica, nel 2025-2026 la detrazione è al 36%, elevata al 50% in caso di abitazione principale. L’ENEA conferma l’operatività dei portali Ecobonus e Bonus Casa 2026. Queste regole spingono il mercato a fare un calcolo più selettivo fra costo di acquisto, costo di riqualificazione e valore futuro dell’immobile. 

Un’altra novità da non sottovalutare è l’attuazione del DL Salva Casa. Il MIT ha pubblicato a gennaio 2025 le linee guida interpretative della legge 69/2024 convertita nella 105/2024, chiarendo tolleranze, regolarizzazioni e criteri applicativi. Per il mercato 2026 questo significa soprattutto una cosa: una parte dello stock “bloccato” da piccole difformità può tornare più facilmente commerciabile, con effetti potenziali positivi su liquidità e tempi di transazione, soprattutto nell’usato urbano. 

Il contesto macro, infine, resta di moderata espansione ma non privo di rischi. Nel Q1 2026 il PIL italiano è cresciuto dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% su base annua; a maggio 2026 il tasso di disoccupazione è sceso al 5,0%; a giugno 2026 l’inflazione è stata del 3,0%, con forte accelerazione della componente “abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili”. In più, la Banca d’Italia segnala che dal 17 giugno 2026 il tasso BCE sui depositi è al 2,25%. Per l’immobiliare è una miscela ambivalente: occupazione e redditi sostengono la domanda, ma inflazione abitativa e tassi più alti comprimono l’accessibilità. 

Domanda, offerta, investitori, tecnologia e sostenibilità

La domanda abitativa del 2026 ha tre facce. La prima è la prima casa, che secondo Nomisma pesa ormai quasi i tre quarti delle compravendite. La seconda è la domanda di locazione, che concentra il 50% della domanda abitativa complessiva. La terza è la domanda da investimento, sostenuta da rendimenti lordi ancora elevati: idealista stima nel Q2 2026 una redditività media lorda del buy-to-let al 9,7%, più del doppio del rendimento del BTP decennale indicato nello stesso studio (3,9%). L’investitore, quindi, non è scomparso: è diventato più selettivo, orientato alle città e ai tagli che si locano rapidamente. 

Un punto decisivo riguarda i giovani. I dati notarili 2025 parlano esplicitamente di under 35 che “sostengono la domanda”, mentre Consap continua a concentrare sulle categorie giovani e familiari una parte essenziale della leva pubblica sul credito. In pratica, il 2026 non è un mercato “facile” per i giovani, ma resta un mercato in cui gli under 36 continuano a essere uno snodo chiave della domanda solvibile, soprattutto quando combinano Fondo Prima Casa, mutui ad alto LTV e ricerca di usato da riqualificare bene. 

Sul lato dell’offerta, i segnali restano deboli. L’ISTAT segnala che nel I trimestre 2026 il numero di permessi per abitazioni è diminuito dello 0,5% rispetto al I trimestre 2025, dopo il recupero di fine 2025. Idealista registra nel Q1 2026 una crescita delle richieste medie per annuncio del 22,5%, a fronte di uno stock disponibile in calo del 4,9% e di tempi medi di mercato in aumento del 6,1%. È il vero nodo del semestre: la domanda c’è, ma si scontra con uno stock troppo poco coerente con i bisogni delle famiglie di oggi. 

Questo mismatch non è soltanto quantitativo; è qualitativo. Idealista osserva che lo stock disponibile è composto spesso da tagli grandi e immobili in zone meno richieste, mentre la domanda cerca soprattutto bilocali e trilocali in aree servite. Nomisma, da parte sua, segnala che tra il 2024 e il primo semestre del 2026 la quota di abitazioni acquistate nelle classi energetiche più alte A4-B è salita dal 6% all’8%; tra gli immobili ristrutturati il 67% si colloca in classi medio-alte, nelle nuove costruzioni la quota arriva al 96%. In breve: non manca solo l’offerta; manca soprattutto l’offerta “giusta”. 

È qui che entrano in gioco tecnologia e sostenibilità. Il 2026 è l’anno in cui le metriche digitali di mercato — leads per annuncio, stock relativo, time on market, comparatori mutuo, scoring di accessibilità — diventano strumenti sempre più utili per leggere il mercato in tempo quasi reale. Non sostituiscono le statistiche ufficiali, ma ne completano la lettura. E la sostenibilità smette di essere un extra: secondo ABI i mutui green rappresentano ormai circa il 16% delle erogazioni annuali, in aumento rispetto al 12% del 2022. In parallelo, sul mercato retail si trovano offerte green con spread inferiori ai mutui standard, segnale che la qualità energetica sta entrando sia nei modelli di prezzo degli immobili sia in quelli del credito. 

Ci sono però anche dati che non si trovano in modo omogeneo. Non esiste, alla data della ricerca, una base pubblica ufficiale unica e completa con i prezzi medi H1 2026 per città e regioni, né una statistica ufficiale nazionale aggiornata al semestre sul tempo medio di vendita. Per questo, in questo report, i volumi e il trend generale dei prezzi sono letti con fonti ufficiali, mentre i dettagli territoriali e di liquidità sono integrati con osservatori di mercato privati. Dirlo esplicitamente non indebolisce l’analisi: la rende più seria. 

Scenari per il resto del 2026 e consigli pratici

Le previsioni dei principali osservatori convergono su un punto: niente crollo, niente boom, ma prosecuzione della fase di crescita moderata. Nomisma stima per il 2026 circa 783 milacompravendite residenziali, pari a +1,8% sul 2025, con prezzi in aumento intorno al +0,9% a valori correnti; Scenari Immobiliari e Abitare Co. vedono il 2025 chiuso a circa 770 milatransazioni e indicano un’ulteriore crescita nel 2026; Tecnocasa colloca le attese in una forchetta di 780-790 mila compravendite, con prezzi in aumento fra +1% e +3%. Le differenze tra gli istituti sono normali; il consenso di fondo è chiaro: la seconda metà del 2026 dovrebbe restare positiva, ma più selettiva della prima. 

L’interpretazione più plausibile è questa. Se il costo del credito resterà vicino ai livelli di metà 2026 e l’inflazione non avrà nuove accelerazioni, il mercato dovrebbe chiudere l’anno sopra i livelli 2025 ma con una dinamica più lenta nei mercati già molto tirati. Se invece energia e tassi dovessero tornare a salire, i primi a rallentare sarebbero i mercati con prezzi già elevati e minore accessibilità, mentre potrebbero reggere meglio le città intermedie con valori ancora compatibili con i redditi locali. È un’inferenza coerente con i dati su Milano, sulla domanda diffusa e sulla tensione domanda-offerta osservata nel primo semestre. 

Per chi compra, il 2026 non è l’anno da leggere con la domanda “scenderanno i prezzi?” ma con una domanda diversa: “quale immobile terrà meglio il valore nei prossimi 5-10 anni?”. La risposta, dati alla mano, premia gli immobili ben posizionati, energeticamente efficienti o facilmente efficientabili, con tagli compatibili con la domanda reale. Comprare un immobile economico ma rigido, energivoro e difficile da riallocare potrebbe costare di più nel medio periodo di un acquisto inizialmente un po’ più caro ma qualitativamente migliore. 

Per chi vende, la parola chiave è realismo. I dati di Nomisma indicano sconti medi al 10,4%nelle principali città e tempi di vendita sotto i sette mesi, ma con forti differenze per piazza e qualità dell’immobile. Se il prodotto è buono e ben prezzato, il mercato assorbe; se arriva fuori prezzo, il 2026 non perdona. La fotografia di idealista sulle richieste crescenti ma sui tempi ancora lunghi conferma che la domanda non manca, ma seleziona molto. 

Per chi investe, il quadro resta interessante ma meno “automatico” di qualche anno fa. La redditività lorda del buy-to-let resta elevata, ma il rischio di vacancy, la gestione fiscale e i costi energetici contano di più. Nelle città con forte pressione locativa, i piccoli tagli e gli immobili efficienti continuano a essere i candidati migliori; nelle piazze con prezzi saliti molto, bisogna verificare con attenzione se il canone atteso regge davvero il prezzo d’acquisto. Nel 2026 investire bene significa soprattutto evitare di confondere “mercato vivace” con “qualsiasi immobile va bene”. 

Il mercato immobiliare è in continua evoluzione e rimanere aggiornati fa la differenza. Noi di Sceglicasa lo monitoriamo ogni giorno per offrirti consulenze basate su dati aggiornati reali e competenza. 

Se desideri approfondire questi temi o hai bisogno di un supporto, contatta l’agenzia più vicina.



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Homepay: cos’è, come funziona e perché può rendere più sicure  le caparre immobiliari

Homepay: cos’è, come funziona e perché può rendere più sicure le caparre immobiliari

Nel mercato immobiliare italiano, il momento del deposito resta spesso uno dei più delicati dell’intera trattativa. È il passaggio in cui si concentrano fiducia, prova della serietà del proponente, rischi operativi e – non di rado – molta burocrazia. Homepay nasce proprio per intervenire qui: una piattaforma di pagamento dedicata agli agenti immobiliari che digitalizza caparre e depositi, sostituendo assegni e passaggi manuali con un processo più sicuro, tracciabile e trasparente. La promessa è ambiziosa, ma la documentazione pubblica mostra un impianto interessante e già piuttosto strutturato. 

In concreto, Homepay non vende semplicemente “un bonifico più comodo”.
La piattaforma organizza l’intero flusso della trattativa: richiesta del deposito, monitoraggio dei fondi, svincolo al verificarsi delle condizioni contrattuali e generazione della ricevuta digitale. La pagina “Come funziona” mostra un percorso in quattro step pensato per l’agenzia, mentre la pagina “Soluzione digitale” insiste su dashboard dedicate, notifiche istantanee e ricevute certificate condivisibili con clienti e notai. È qui che Homepay sembra costruire il suo vero vantaggio competitivo: non solo il pagamento, ma la regia del closing documentale e informativo. 

Il primo punto di forza è l’usabilità. Il buyer journey descritto da Homepay parla di apertura del conto vincolato in pochi minuti, monitoraggio 24/7 e accesso senza necessità di scaricare app. Sul lato agenzia, la piattaforma promette richieste strutturate, meno errori manuali, un’unica interfaccia per più trattative e notifiche automatiche sugli eventi chiave. Per un settore ancora fortemente dipendente da assegni, telefonate di conferma e documenti scambiati via mail, questa semplicità operativa non è un dettaglio: è un cambio di metodo. 

Il secondo punto di forza è la velocità, ma con una differenza importante rispetto ai normali pagamenti digitali: qui la rapidità è progettata insieme alla tracciabilità. Homepay insiste molto sul fatto che i fondi non entrano mai nel patrimonio del venditore o dell’agente fino al verificarsi delle condizioni pattuite. Nei termini contrattuali si legge che l’utilizzo della piattaforma da parte dell’acquirente presuppone l’apertura di un conto di pagamento intestato all’acquirente stesso, destinato esclusivamente ai pagamenti connessi alla compravendita immobiliare. Questo rende il modello molto vicino, nella sostanza, a un acconto di garanzia digitale specializzato per il real estate. 

Perché, allora, si può dire che Homepay è sicuro? 


Perché la sicurezza non si fonda solo sulla UX, ma su una doppia architettura tecnica e legale. Sul lato contrattuale, il deposito resta sul conto di pagamento finché non si verificano le condizioni concordate; se la proposta non viene accettata o la condizione sospensiva non si realizza, il denaro può tornare all’acquirente secondo le regole pattuite. Sul lato regolamentare, Homepay dichiara di operare come agente registrato di Treezor, mentre Treezor è un istituto di moneta elettronica autorizzato dall’ACPR, con ramo italiano iscritto nel registro degli intermediari di Banca d’Italia. Le condizioni Treezor aggiungono un dato importante: i fondi accreditati sul conto del cliente sono protetti e collocati in un conto segregato presso un ente creditizio, quindi separati dal patrimonio di Treezor e protetti anche in caso di azioni di altri creditori. 

A questo si aggiungono presidi tecnici espliciti. La pagina buyer richiama l’autenticazione OTP e la Strong Customer Authentication prevista dalla PSD2; le condizioni Homepay e Treezor parlano di identificazione e adeguata verifica ai fini AML; Treezor documenta anche controlli di compliance, GDPR, continuità operativa e certificazione PCI DSS, mentre nella documentazione tecnica compaiono mTLS, OAuth2/JWT e livelli di cifratura per dati sensibili. In altre parole: Homepay non pubblica un white paper tecnico completo della propria implementazione, ma l’infrastruttura regolata e tecnologica su cui si appoggia è tutt’altro che improvvisata. 

Per chi compra, il beneficio principale è la serenità. Il denaro non viene lasciato “in giro” fra assegni, custodie informali o coordinate inviate via mail. Homepay parla di conto vincolato intestato all’acquirente, destinato alla sola trattativa, con verifiche automatiche prima dello svincolo e restituzione in caso di mancato avverarsi delle condizioni. La piattaforma afferma inoltre che il trasferimento verso il venditore avviene solo su coordinate verificate e solo nell’Area Economica Europea. È un posizionamento molto forte per il compratore, soprattutto in un contesto in cui il report Homepay-Sinergie rileva che oltre il 25% degli operatori teme persino che il bonifico possa non arrivare. 

Per chi vende, il valore è diverso ma complementare: meno incertezza sul fatto che il deposito esista davvero, maggiore visibilità sullo stato della trattativa, documentazione più ordinata e possibilità di ricevere i fondi o di condividerne la prova in modo strutturato. Il sito insiste su disponibilità dei fondi, monitoraggio in diretta, ricevute digitali e aggiornamenti in tempo reale; il listino menziona anche funzioni come lo svincolo frazionato tra più venditori e la gestione di più offerte sulla stessa proprietà. Per i venditori questo significa meno opacità e meno dipendenza da conferme verbali o da prassi di agenzia non sempre uniformi. 

Per i notai, Homepay sembra voler occupare uno spazio molto concreto: portare al rogito una prova ordinata, scaricabile e condivisibile dello stato del deposito. La pagina “Come funziona” invita a scaricare la ricevuta di svincolo e allegarla ai documenti di vendita; la pagina “Soluzione digitale” parla di strumenti dedicati anche per notai; i termini arrivano oltre, prevedendo che l’acquirente possa conferire mandato direttamente al notaio e che Homepay fornisca account con funzioni dedicate per conferme, autorizzazioni e istruzioni. In un ecosistema che conosce già il presidio del “deposito prezzo” notarile, questa interoperabilità è probabilmente uno degli aspetti più interessanti da osservare. 

La sensazione finale è che Homepay stia provando a fare nel real estate italiano quello che in altri settori è già avvenuto da anni: prendere un passaggio ad alta frizione e trasformarlo in un flusso digitale verificabile. La conferma arriva anche dalla domanda di mercato: nel report pubblicato con Sinergie, 80% degli agenti dichiara di gestire ancora le caparre con assegni custoditi in agenzia, ma 70% considera importante uno strumento che trattenga il deposito fino all’accettazione e offra aggiornamenti in tempo reale, mentre 96% si aspetta un’esperienza di pagamento totalmente digitale o ibrida entro cinque anni. Se Homepay manterrà ciò che promette in termini di esecuzione e compliance, ha tutte le caratteristiche per inserirsi in un bisogno reale e non in una semplice moda di prodotto. 



Sicurezza e conformità

Il modello Homepay può essere descritto, con prudenza terminologica, come un acconto di garanzia digitale specializzato per la trattativa immobiliare: l’acquirente versa il deposito su un conto di pagamento intestato a lui e dedicato alla compravendita; il denaro rimane vincolato fino al verificarsi delle condizioni pattuite; quindi viene restituito all’acquirente oppure trasferito al venditore o al notaio, secondo quanto previsto nella proposta o negli accordi successivi. Le condizioni Homepay aggiungono che il conto è funzionale solo a quella specifica operatività, che le operazioni sono eseguite secondo il mandato/autorizzazioni caricati in piattaforma, e che il conto può essere chiuso automaticamente a completamento delle operazioni. 

Sul piano legale, i presidi più rilevanti sono quattro.
Primo, la segregazione dei fondi: Homepay parla di “fondi segregati”, mentre Treezor chiarisce che i fondi accreditati sul conto del cliente sono custoditi in un ring-fenced account presso un ente creditizio autorizzato e protetti dalle azioni dei creditori di Treezor.
Secondo, la regolamentazione: Homepay dichiara di essere agente registrato presso ACPR con n. 754189, in qualità di agente di Treezor; Treezor si presenta come istituto di moneta elettronica autorizzato ACPR, con ramo italiano iscritto nel registro degli intermediari di Banca d’Italia.
Terzo, la conformità AML/KYC: sia le condizioni Homepay sia quelle Treezor subordinano l’apertura del conto e il rapporto all’identificazione e all’adeguata verifica. Quarto, la cornice italiana/europea: Homepay indica la legge italiana come legge applicabile per il proprio contratto, mentre Treezor richiama PSD2, regolazione di trasparenza bancaria e guide di Banca d’Italia. 

Sul piano tecnico, le fonti pubbliche Homepay parlano espressamente di OTP/SCA, canali sicuri e di una policy “zero phishing” in cui i dati sensibili non vengono inviati via SMS o email. Le fonti Treezor aggiungono tasselli importanti: certificazione PCI DSS, controlli rigorosi di accesso, cifratura dei dati sensibili, monitoraggio continuo, test di sicurezza, oltre a documentazione tecnica che descrive HTTPS, OAuth2/JWT, mutual TLS e supporto a ulteriori livelli di cifratura per dati sensibili. È corretto dire che questi ultimi elementi appartengono all’infrastruttura Treezor e non costituiscono, da soli, una prova della specifica implementazione Homepay; ma sono comunque rilevanti perché Homepay dichiara di basarsi proprio su quell’infrastruttura. 

Un’ultima osservazione importante riguarda il rapporto con la normativa italiana notarile. Il Consiglio Nazionale del Notariato ricorda che il deposito del prezzo serve a garantire il corretto e sicuro perfezionamento del trasferimento del denaro dall’acquirente al venditore. Homepay non coincide automaticamente con questo istituto, ma i suoi termini contemplano sia il trasferimento al notaio, sia il mandato diretto al notaio, sia account con funzioni dedicate per conferme e istruzioni. Questo rende Homepay non un corpo estraneo al lavoro notarile, ma un possibile layer digitale che, se ben implementato nei processi, può dialogare con la pratica del rogito e della documentazione di svincolo.

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