ScegliCasa e zeroCO2

07 Maggio 2024 2 minuti di lettura

Sosteniamo iniziative di riforestazione e conservazione. Il nostro progetto con zeroCO2 in Tanzania si concentra sul coinvolgimento delle donne Masai nella riforestazione e nella
conservazione. Non solo contribuisce a compensare le emissioni di carbonio ma sostiene anche l'empowerment femminile nelle comunità locali.





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Polizze catastrofali e immobili d’impresa: le novità che non possiamo ignorare

Polizze catastrofali e immobili d’impresa: le novità che non possiamo ignorare

Dal 2025 le polizze catastrofali non sono più un tema “per altri”: quasi tutte le imprese italiane devono assicurare i propri beni contro terremoti, alluvioni, frane ed eventi catastrofali, con effetti diretti anche sull’accesso a contributi e incentivi pubblici. Per un gruppo come ScegliCasa, che vive ogni giorno dentro gli immobili delle imprese e degli imprenditori, è un cambiamento che diventa subito conversazione concreta con i clienti.

Cosa sono le polizze catastrofali (e perché se ne parla tanto)

La legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) ha introdotto l’obbligo per le imprese di stipulare una polizza che copra i danni materiali diretti subiti da beni aziendali a causa di eventi come terremoti, alluvioni, inondazioni, esondazioni e frane verificatisi in Italia. Il decreto interministeriale n. 18/2025 ha poi definito le modalità operative di questo nuovo sistema assicurativo, chiarendo cosa deve essere coperto, chi è obbligato e quali beni rientrano nel perimetro.

Non è quindi una “nuova polizza facoltativa”, ma un tassello di una più ampia strategia di protezione del tessuto produttivo, pensata in un contesto di eventi climatici estremi sempre più frequenti e dannosi. Per molti imprenditori il tema entra per la prima volta nella pianificazione ordinaria, affiancando mutui, finanziamenti, agevolazioni e scelte immobiliari.

Chi è obbligato e chi è escluso

Il principio di fondo è semplice: sono obbligate tutte le imprese con sede legale in Italia, o con stabile organizzazione in Italia, tenute all’iscrizione nel Registro delle imprese, a prescindere dalla sezione in cui sono iscritte. Sono comprese anche le imprese estere con stabile organizzazione in Italia, mentre sono escluse le imprese agricole di cui all’art. 2135 c.c.

Alcuni casi pratici chiariti dalle FAQ del MIMIT aiutano a tradurre la norma nella realtà quotidiana:

  • Uno studio legale organizzato in forma di impresa ed iscritto al Registro imprese rientra nell’obbligo.
  • Un imprenditore che svolge l’attività nella propria abitazione deve coprire la porzione dell’immobile effettivamente destinata all’attività di impresa.
  • Le imprese che non possiedono né utilizzano beni rientranti nelle specifiche voci di immobilizzazioni materiali individuate dal codice civile (art. 2424, B-II, nn. 1, 2 e 3) non sono tenute alla stipula.

Quali beni vanno assicurati (e quali no)

Il cuore tecnico della disciplina riguarda i beni da coprire: la norma si aggancia infatti alla struttura del bilancio civilistico. Devono essere assicurati i beni impiegati nell’attività d’impresa che rientrano tra le immobilizzazioni materiali di cui all’art. 2424, sezione Attivo, voce B-II, numeri 1), 2) e 3) del codice civile, cioè: terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali.

Questo obbligo scatta anche se i beni non sono di proprietà dell’impresa, ma utilizzati ad altro titolo (affitto, leasing, comodato), purché non siano già coperti da analoga polizza stipulata da un altro soggetto. Sono invece esclusi:​

  • Beni immobili gravati da abuso edilizio o costruiti senza i necessari titoli autorizzativi, oppure con abusi sorti dopo la costruzione.
  • Immobili in costruzione, che nel bilancio rientrano in una diversa categoria (voce B-II, n. 5).
  • Veicoli iscritti al PRA, che non rientrano tra le attrezzature industriali e commerciali assicurabili ai fini di questa disciplina.
  • Navi destinate alla pesca professionale, non riconducibili alle voci di immobilizzazioni materiali richiamate dalla normativa.

Tempistiche, adeguamento delle polizze e impatto sui contributi

Per le polizze già in essere, la regola è di buon senso: l’adeguamento alle nuove disposizioni decorre dal primo rinnovo o quietanzamento utile. Il calendario di entrata in vigore dell’obbligo è stato modulato per dimensione d’impresa, con differimenti per PMI e medie imprese rispetto alle grandi imprese, come chiarito dal decreto-legge n. 39/2025 e dagli approfondimenti successivi.

La parte più delicata riguarda il rapporto con i contributi e le agevolazioni pubbliche: la legge prevede che dell’eventuale inadempimento all’obbligo assicurativo “si deve tener conto” nell’assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni a valere su risorse pubbliche. La norma non è autoapplicativa, ma viene implementata dai singoli ministeri e enti: per esempio, il decreto MIMIT del 18 giugno 2025 ha già introdotto il requisito di avvenuto adempimento tra le condizioni per accedere agli strumenti agevolativi gestiti dalla Direzione generale per gli incentivi alle imprese, e il rispetto dell’obbligo deve essere verificato anche in fase di erogazione.

Perché interessa direttamente il mondo ScegliCasa

Nel quotidiano di ScegliCasa, queste regole entrano dalla porta principale ogni volta che un imprenditore valuta un immobile per la propria attività. La domanda non è più solo “quanto pago di mutuo o di affitto?”, ma “questo fabbricato è in regola dal punto di vista urbanistico, e sarà assicurabile secondo le nuove norme sulle polizze catastrofali?”.

Un immobile con abusi edilizi, oltre ai ben noti problemi autorizzativi, oggi porta con sé anche il tema della non copertura nell’ambito delle polizze catastrofali, con possibili riflessi sull’accesso a incentivi futuri. Allo stesso modo, un imprenditore che utilizza in leasing un capannone o macchinari deve chiarire chi ha già stipulato la copertura catastrofale, per evitare di scoprire troppo tardi di essere scoperto proprio dove pensava di essere protetto.

FAQ

D: I beni gravati da abuso edilizio sono soggetti all’obbligo assicurativo?

R: No, in quanto l’articolo 1, comma 2, del DM n. 18/2025 dispone che “sono esclusi dalla copertura assicurativa i beni immobili che risultino gravati da abuso edilizio o costruiti in carenza delle autorizzazioni previste ovvero gravati da abuso sorto successivamente alla data di costruzione”

 

D: L’imprenditore che svolge la propria attività presso la propria abitazione è tenuto a stipulare una polizza a copertura dei danni da calamità naturali ed eventi catastrofali?

R: Se l’immobile è impiegato per l’esercizio dell’attività di impresa ricade nel perimetro dell’obbligo assicurativo per la porzione di edificio destinata all’esercizio dell’attività d’impresa.

 

D: Se l’impresa usa immobili/beni in affitto o leasing, su chi grava l’obbligo di polizza?

R: Rilevante per capannoni, negozi, uffici locati: chiarisce quando deve assicurare il conduttore e quando è sufficiente la copertura del proprietario, tema che può entrare nelle trattative di locazione.

 

D: I beni immobili in costruzione sono soggetti all’obbligo?

R: Utile per chi segue cantieri, operazioni di sviluppo o ristrutturazione pesante: gli immobili in costruzione non rientrano nell’obbligo, ma lo diventeranno una volta iscritti tra le immobilizzazioni materiali “finite”.

 

D: Quando occorre adeguare le polizze già in essere?

R: Interessante sul piano consulenziale: permette all’agente di ricordare a proprietari e investitori che l’adeguamento avviene al primo rinnovo/quietanzamento utile, segnalando possibili “buchi” di copertura.

Tempo di lettura: 4 min
Incentivi e Detrazioni 2026

Incentivi e Detrazioni 2026

Il 2026 rappresenta un anno di transizione cruciale per il panorama degli incentivi immobiliari italiani. Mentre alcuni bonus confermano le loro aliquote vantaggiose per un altro anno, altri scompaiono definitivamente e altri ancora subiranno riduzioni progressive. Per chi sta pianificando lavori di ristrutturazione, acquisto di una prima casa o interventi di efficienza energetica, comprendere quali agevolazioni rimangono disponibili e quali sono in via di estinzione diventa fondamentale per massimizzare i vantaggi fiscali.

Bonus Ristrutturazioni: la Proroga che Arriva a Metà

Il Bonus Ristrutturazioni mantiene le sue aliquote del 2025 anche per il 2026, rimandando al 2027 la riduzione prevista. Questa scelta rappresenta una conferma importante della volontà del Governo di sostenere la riqualificazione del patrimonio immobiliare italiano.

Le aliquote confermano:

  • 50% di detrazione per le spese sostenute su abitazioni principali (prime case)
  • 36% di detrazione per le altre abitazioni (seconde case e immobili diversi)
  • Tetto massimo di spesa: 96.000 euro per unità immobiliare
  • Ripartizione in 10 quote annuali di pari importo

A partire dal 2027, le aliquote scenderanno al 36% per le prime case e al 30% per gli altri immobili, per poi stabilizzarsi al 30% per tutti dal 2028, eliminando la distinzione tra prima e seconda casa.​

Chi accede al Bonus Ristrutturazioni può detrarre spese per interventi su:

  • Singole unità immobiliari residenziali (rurali compresi)
  • Parti comuni di edifici residenziali
  • Pertinenze quali garage, cantine e soffitte

Una novità importante riguarda la possibilità – ancora in valutazione – di ridurre da 10 a 5 anni il periodo di recupero della detrazione, rendendo più rapido il beneficio fiscale per i contribuenti.

Ecobonus: Efficienza Energetica Rimane Prioritaria

L'Ecobonus 2026 prosegue con le medesime percentuali del 2025, confermando l'impegno governativo verso la sostenibilità energetica degli edifici. Questa agevolazione rappresenta uno strumento centrale per la riduzione del fabbisogno energetico.​

Le detrazioni fiscali rimangono:

  • 50% per interventi su abitazioni principali
  • 36% per interventi su altri immobili
  • Ripartizione in 10 rate annuali di pari importo
  • Massimali variabili in base al tipo di intervento (da 30.000 a 100.000 euro)​

Interventi ammessi nel 2026:

  • Sostituzione di impianti di riscaldamento con apparecchi ibridi (pompa di calore + caldaia a condensazione)
  • Installazione di climatizzatori ad alta efficienza
  • Isolamento termico (cappotto, pavimenti, finestre)
  • Installazione di pannelli solari per acqua calda
  • Impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo
  • Micro-cogeneratori​

Dal 2027, come per il Bonus Ristrutturazioni, le aliquote scenderanno al 36% per le prime case e al 30% per le altre.​

Sismabonus: Protezione Sismica Ancora Agevolata

Il Sismabonus mantiene la struttura favorevole nel 2026, con detrazioni pensate per incoraggiare interventi di miglioramento della sicurezza sismica degli edifici.​

Percentuali di detrazione per il 2026:

  • 50% per abitazioni principali
  • 36% per altri immobili
  • Limite massimo di spesa: 96.000 euro per unità immobiliare​

Interventi agevolabili:

  • Interventi senza miglioramento di classe sismica (detrazione base al 50%)
  • Interventi con miglioramento di una classe sismica (detrazioni fino al 70-75%)
  • Interventi con miglioramento di due classi sismiche (detrazioni fino all'80-85%)
  • Demolizione e ricostruzione in zone a rischio sismico (zone 1, 2, 3)

Anche il Sismabonus Acquisti rimane disponibile per chi acquista immobili in zone sismiche, confermando le stesse percentuali di detrazione.​

Bonus Mobili: Confermato ma con Tetto Ridotto

Il Bonus Mobili 2026 viene confermato, mantenendo l'agevolazione importante per chi effettua ristrutturazioni. Tuttavia, il 2026 segna una riduzione significativa del tetto massimo di spesa.​

Parametri del Bonus Mobili 2026:

  • Detrazione IRPEF: 50%
  • Tetto massimo di spesa: 5.000 euro per unità immobiliare (ridotto da 8.000 euro del 2025)
  • Detrazione massima ottenibile: 2.500 euro
  • Ripartizione in 10 quote annuali

La riduzione del limite è significativa rispetto ai precedenti anni:

  • 2021: 16.000 euro
  • 2022: 10.000 euro
  • 2023-2025: 8.000 euro
  • 2026-2027: 5.000 euro

Spese ammesse:

  • Arredi funzionali (letti, divani, tavoli, armadi, ecc.)
  • Grandi elettrodomestici (frigoriferi, forni, lavastoviglie, lavatrici, ecc.)
  • Pagamenti tracciabili obbligatori (no contanti)

Lo Stop del Superbonus e del Bonus Barriere Architettoniche

Due agevolazioni significative escono dal panorama 2026, segnando un cambiamento sostanziale nel sistema di incentivi immobiliari.

Superbonus 110%: Non è stato rinnovato oltre il 2025. Chi intendeva accedere a questa agevolazione doveva aver avviato i cantieri entro il 31 dicembre 2025. Questa chiusura rappresenta un punto di svolta importante, poiché il Superbonus è stato per anni la misura più aggressiva di incentivazione della riqualificazione energetica.​

Bonus Barriere Architettoniche 75%: L'agevolazione per l'eliminazione di ostacoli alla mobilità per persone con disabilità scade definitivamente al 31 dicembre 2025. Dal 2026, chi intende realizzare interventi di questo tipo (ascensori, servoscala, piattaforme elevatrici) potrà accedere solo al Bonus Ristrutturazioni standard, con aliquota ridotta al 50% per la prima casa e al 36% per le altre, con tetto di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare.​

Bonus

2025

2026

2027+

Stato

Bonus Ristrutturazioni (prima casa)

50%

50%

36%

✓ Confermato

Bonus Ristrutturazioni (altri immobili)

36%

36%

30%

✓ Confermato

Ecobonus (prima casa)

50%

50%

36%

✓ Confermato

Ecobonus (altri immobili)

36%

36%

30%

✓ Confermato

Sismabonus (prima casa)

50%

50%

36%

✓ Confermato

Sismabonus (altri immobili)

36%

36%

30%

✓ Confermato

Bonus Mobili

50% (8.000€)

50% (5.000€)

50% (5.000€)

✓ Confermato

Superbonus 110%

110%

✗ Scaduto

-

✗ Concluso

Bonus Barriere 75%

75%

✗ Scaduto

-

✗ Concluso

Agevolazioni per l'Acquisto della Prima Casa

Le agevolazioni per chi acquista la prima casa rimangono confermate nel 2026, mantenendo una struttura di vantaggi fiscali importanti.

Riduzioni fiscali per acquisto da privato:

  • Imposta di registro: dal 9% al 2% (calcolata sul valore catastale)
  • Imposta ipotecaria: 50 euro (fissa)
  • Imposta catastale: 50 euro (fissa)
  • Credito d'imposta del 19% sui compensi dell'agenzia immobiliare (massimo 1.000 euro)​

Per acquisto da impresa costruttrice:

  • IVA: dal 10% al 4%
  • Imposta ipotecaria: 200 euro (fissa)
  • Imposta catastale: 200 euro (fissa)​

Proroga di bonus edilizi per chi acquista: Chi acquista una prima casa può accedere ai Bonus Ristrutturazioni, Ecobonus e Bonus Mobili per lavori successivi all'acquisto, godendo delle aliquote agevolate del 2026.

Mutui agevolati Under 36: Rimane attivo il Fondo di Garanzia Prima Casa per giovani under 36 con ISEE inferiore a 40.000 euro, che garantisce la copertura dell'80% del capitale del mutuo.​

Il Quadro Strategico 2026-2027: Verso la Razionalizzazione

L'analisi complessiva del sistema di incentivi 2026 rivela un'intenzionalità governativa chiara: mantenere gli stimoli alla riqualificazione ancora per un anno (2026), rinviando le riduzioni più significative al 2027. Questa strategia rappresenta un compromesso tra il sostegno economico al settore e la razionalizzazione della spesa pubblica.

Dal 2027 e oltre, il sistema subirà una trasformazione sostanziale:

  • Riduzione generale delle aliquote (dal 50% al 36% per prime case; dal 36% al 30% per altri immobili)
  • Dal 2028, aliquota unica al 30% per tutti gli immobili
  • Eliminazione della distinzione tra abitazione principale e altre unità immobiliari

Per chi pianifica interventi immobiliari significativi, il 2026 rappresenta l'ultimo anno per accedere alle aliquote più vantaggiose di ristrutturazione e efficienza energetica. Chi rinvia gli interventi al 2027 affronterà detrazioni inferiori di almeno il 14% per le prime case.

Se non agisci entro il 2026, questi bonus non torneranno più ai livelli di oggi.

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Tempo di lettura: 7 min
2026: l’anno della normalizzazione immobiliare

2026: l’anno della normalizzazione immobiliare

Negli ultimi cinque anni il mercato immobiliare italiano ha attraversato una sequenza di scossoni difficili da definire “normali”: pandemia, smart working, superbonus, inflazione alle stelle, tassi dei mutui schizzati in alto e poi di nuovo in discesa.

Il 2025, però, sta chiudendo con un quadro molto diverso: compravendite in crescita, prezzi più ordinati, tassi dei mutui stabilizzati. Tutti segnali che fanno pensare al 2026 come all’anno della normalizzazione immobiliare.

Ma cosa significa concretamente “normalizzazione”? E cosa devono aspettarsi davvero famiglie, investitori e, soprattutto, chi lavora in agenzia?

Da dove arriviamo: un mercato drogato dalle eccezioni

Per capire il 2026 bisogna ricordare velocemente il percorso:

  • 2020–2021: domanda “di rimbalzo” post-lockdown, ricerca di case più grandi e con spazi esterni, tassi ai minimi storici.
  • 2022–2023: impennata dell’inflazione e dei tassi BCE, mutui più cari, raffreddamento delle compravendite in molte aree, grande incertezza su bonus e incentivi.
  • 2024: progressivo calo dei tassi di mercato, ma con famiglie ancora prudenti.
  • 2025: ritorno di fiducia, mutui più accessibili rispetto ai picchi del 2023, ma senza l’euforia del “tutto si vende a qualsiasi prezzo”.

Questa alternanza ha prodotto distorsioni: valori di richiesta spesso scollegati dal potere d’acquisto reale, tempi di vendita molto diversi da zona a zona, aspettative dei venditori non sempre in linea con i dati.

Il quadro di fine 2025: più compravendite, prezzi meno “spinti”

I dati più aggiornati confermano un mercato in ripresa, ma non in bolla:

Sul fronte della domanda, si segnala uno spostamento parziale verso la locazione: molti nuclei scelgono l’affitto in attesa di condizioni ancora migliori per comprare, con canoni in aumento e una forte dinamicità nei segmenti transitori e per studenti.

In sintesi: volumi in crescita, prezzi più ordinati, tassi “normali”. Questo è il terreno su cui si innesta il 2026.

2026: perché possiamo parlare di “anno della normalizzazione”

Le proiezioni per il prossimo anno convergono su un’idea: niente crollo, niente bolla. Piuttosto, un mercato che torna a muoversi sui fondamentali.

  1. Volumi in crescita, ma non esplosivi

  • Le stime indicano, per il triennio 2026-2028, una crescita moderata delle compravendite (intorno allo 0,9% nel 2026 e poi progressivamente più contenuta), con un numero di transazioni che dovrebbe avvicinarsi alle 780-800mila unità a fine periodo.
  • Un’altra visione più ottimista parla di circa 800mila compravendite residenziali nel 2026, con un aumento del fatturato immobiliare dell’8,4%.

Il messaggio è chiaro: ci sarà attività ma non un “tutto venduto” garantito. Bisognerà giocarsela bene su prodotto, prezzo e servizio.

  1. Prezzi in rialzo, ma con selezione geografica

    Per il 2026 si stima un +4,2% medio dei prezzi residenziali, con forti differenze: Milano oltre il +7% e Roma intorno al +6,8%, mentre molte città medie resteranno su incrementi tra l’1,5% e il 3%Altre previsioni vedono un mercato che si sta semplicemente allineando al potere d’acquisto reale.

Tradotto: non tutto salirà allo stesso modo. I mercati “prime” e ben collegati continueranno a performare meglio, mentre le zone meno attrattive dovranno lavorare di prezzo, qualità e valorizzazione per restare interessanti.

  1. Tassi più stabili, ma non più “quasi zero”

    L’epoca dei mutui all’1% è archiviata.

Oggi il quadro è più maturo: il tasso medio sui mutui casa si muove intorno al 3,3% e le ultime comunicazioni BCE e le analisi sugli Euribor indicano una probabile stabilità dei tassi di riferimento almeno per tutto il 2026 con Euribor 6-12 mesi nell’area del 2–2,2%.

Per le famiglie questo significa rate più prevedibili; per le agenzie, dialoghi di consulenza più concreti e meno legati all’ansia del “domani il mutuo mi esplode”.

  1. Domanda più selettiva (e più consapevole)

    Due dinamiche andranno tenute presenti:
  • Affitto forte: la domanda di locazione rimane ai massimi, sia per motivi di flessibilità, sia perché molti preferiscono aspettare condizioni ancora migliori per comprare.
  • Acquisto più ragionato: chi compra nel 2026 non lo fa sull’onda dell’emotività, ma con verifiche su costi di gestione, efficienza energetica, spese condominiali e possibilità di rivendere.

Il risultato è un mercato con meno improvvisazione e più attenzione alla qualità dell’immobile e alla coerenza del prezzo.

Cosa significa, in concreto, per chi lavora in agenzia

  1. Gestione delle aspettative dei venditori
    Con i prezzi che crescono ma non esplodono, diventa fondamentale:

  • Ancora più dati in fase di acquisizione: analisi comparativa puntuale, tempi medi di vendita per segmento, storico delle riduzioni prezzo in zona.
  • Storytelling chiaro: spiegare che non siamo più nel “mercato che vende tutto”, ma in un contesto dove il giusto prezzo iniziale fa la differenza tra vendere in 3 mesi o in 12.
  • Piani B ragionati: se l’immobile non incontra il mercato, avere già pronti scenari di riposizionamento (price review, home staging, cambio target).
  1. Acquirenti da accompagnare, non solo da “intercettare”
    In un mercato normalizzato il valore dell’agente sta in:
  • Orientare tra comprare e affittare: simulazioni comparative (canone vs rata, orizzonte temporale, spese accessorie).
  • Integrare il tema mutuo: non sostituirsi al consulente del credito, ma saper discutere di sostenibilità della rata, scenari tasso fisso/variabile, impatto dell’Euribor.
  • Far emergere il valore reale: qualità costruttiva, efficienza energetica, contesto, servizi: tutto ciò che giustifica il prezzo rispetto alle alternative.
  1. Crescita del segmento investimento
    La combinazione di:
  • tassi relativamente stabili,
  • canoni di locazione in aumento,
  • domanda fortissima di affitto nelle città universitarie e turistiche,rende il 2026 molto interessante anche per gli investitori locativi, piccoli e medi. Chi saprà strutturare proposte “chiavi in mano” (acquisto + eventuale ristrutturazione + gestione locativa) tirerà fuori il massimo da questo contesto.

Come prepararsi al 2026: tre mosse strategiche

  1. Passare dalla “sensazione” al dato
    Basare ogni valutazione su evidenze aggiornate (prezzi reali di vendita, tempi, riduzioni, domanda locativa) e non su percezioni o “si dice”.
  1. Rafforzare la consulenza, non solo l’intermediazione
    L’agenzia che offre lettura del contesto, scenari personalizzati e supporto decisionale sarà quella che fidelizza di più, anche in un mercato stabile.
  1. Specializzarsi per segmenti
    Città, quartiere, tipologia (prime case, student housing, short rent, senior living)… più il mercato si normalizza, più premia chi è percepito come specialista, non come generalista.

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FAQ

Q1. Il 2026 sarà un anno di boom o di calo per il mercato immobiliare?

R: Le principali ricerche indicano per il 2026 un mercato in crescita moderata, con volumi e prezzi in aumento ma senza eccessi. Più che di boom, si parla di normalizzazione, con un ritorno ai fondamentali.

Q2. Come si muoveranno i prezzi delle case nel 2026 in Italia?

R: Le previsioni parlano di aumenti medi contenuti, con città come Milano e Roma più dinamiche e molte aree che vedranno rialzi in linea o leggermente sotto l’inflazione, all’interno di un quadro di maggiore stabilità.

Q3. I tassi dei mutui saliranno ancora nel 2026?

R: Al momento, le stime indicano una sostanziale stabilità dei tassi BCE e degli indici Euribor, con mutui medi intorno al 3–3,5%. Non si prevede un ritorno ai tassi “zero”, ma neppure ulteriori shock come quelli del 2022-2023.

Q4. Meglio comprare o restare in affitto nel 2026?

R: Dipende dall’orizzonte temporale, dalla disponibilità di anticipo e dalle opportunità locali. Con canoni in crescita e tassi stabili, il 2026 può essere un buon anno per comprare se l’immobile è giusto e il piano finanziario è sostenibile.

Q5. Cosa dovrebbero fare le agenzie immobiliari per sfruttare il 2026?

R: Investire in analisi dati di zona, migliorare la qualità delle valutazioni, strutturare percorsi di consulenza (non solo di intermediazione) e rafforzare l’offerta verso investitori e segmento locazione.

Tempo di lettura: 7 min


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